Bovini - Michele

Fratelli e sorelle,
Sono le dieci di sera qui in Sudan e non ho ancora smesso di sudare !!!
Ho perso qualche chilo e parecchi litri in questa terra strana, incantata e martoriata al tempo stesso. E’ come una grande cambogia, con una guerra assurda che va avanti da oltre vent’anni per difendere interessi moderni (il petrolio dei pozzi) e postmoderni (l’acqua del nilo).
Gia’, dopo quasi sei anni mi ritrovo coinvolto nelle stesse acque di un fiume che cambia colore e pelle a seconda del lago dove nasce. Ma il sud Sudan e’ tutt’altra roba rispetto alla passatista etiopia, anche se ad entrambi I paesi manca il mare, che invece si riaffaccia fortunosamente di tanto in tanto in Somalia.
Vabbe’, non divago perche’ non posso permettermelo; sto occupando uno dei tre computer collegati ad internet di tutto il paese !!!! qui nella capitale, Rumbek, credo introvabile sulle mappe.
Rumbek sono in genere cinquemila persone (ripeto, la capitale), di cui attualmente duemila mancanti all’appello o 1) perche’ reclutate a forza dalla guerriglia del movimento di liberazione o 2) perche’ fuggiti nella boscaglia per non rientrare nel gruppo 1). Praticamente ci sono solo fimmine, bimbi ed anziani in giro - potete immaginare come procedo spedito nel mio cercare d’intervistare pastori
Ma di cose assurde ce ne sono tante; tutt’intorno gente che si chiama Fabio, Lattanzio, Marciano, Anastasia, Roberto od altra roba di stampo italiano, con un bel Deng o Majok alla fine per risalire almeno al subclan della tribu’ Dinka cui appartengono. Tutti questi bei nomi sono stati affibbiati per rispettare le volonta’ dei missionary italiani (comboniani, salesiani, interisti etc) che richiedevano un nome cristiamo per I figli di questa terra, (da notare comunque che le generazioni piu’ recenti hanno gia’ virato verso James, Steven, William et similia la globalizzazione striscia anche qui )
come se Ayuel, Yom o Yar fossero nomi da bestie (anch’esse comunque creature del divino ?). Qui infatti e comunque le bestie valgono piu’ di tutto e tutti; se qualcuno (raro) compra medicinali sono piu’ spesso veterinarie che robe per uomini. E proprio per questo mi trovo qui.
Qui tutto e’ bestiame bovino, la ricchezza, l’orgoglio, il nutrimento, la vita intera.
Mandrie sterminate affollano I magici ‘cattle camps’ ove mi dirigo ogni mattina, nella boscaglia.
Arrivi in questi spazi assolati e fumanti (bruciano le cacche bovine per tenere via le zanzare e le mosche tse tse), e vedi da lontano questi corni immensi, lunghi e modellati, con uccelli coloratissimi intorno. Sembra un luogo dantesco od un video di Madonna (a scelta). Migliaia di capi bovini che si stanno stiracchiando in attesa della mungitura e poi pronti per andare a pascolare. Quando vengono slegati e partono tutti insieme muggendo sono mille locomotive sotto il sole.
Io rimango tra le mosche del campo, accompagno I veterinari locali a trovare I pazienti bestiali, mi faccio ridere addosso dai bimbi impiastricciati di cenere e poi e’ il mio turno per intervistare chi e’ rimasto e farmi un poco I fatti loro.

Ed intanto tutt’intorno la guerra, lunga decenni; mi dicono tra cristiani e musulmani, ma solo perche’ qua sono arrivati I missionari italiani (un secolo fa) e di la quelli arabi (un po’ prima), per redimere queste popolazioni fedeli al bovino, con non meno di cinque mogli ciascuno e padri di un popolo di gente che ride continuamente, anche per un nonnulla e prega gli alberi ed il fiume sacro.
In verita’ anche qui sono ‘brothers in arms’, cioe’ si ammazzano a vicenda fratelli e sorelle, fomentati da questo o quel governo, armati da questa o quella potenza ed imbevuti con distillati di libri diversi.
Madonna fa ormai solo videos, per I miracoli ci pensano altri.

Abbandonovi per lasciare queste note ad altre dita; meglio qui che sul grilletto

Saluti bovini
Mich

Leave a Reply