Sabato - Michele
Sabato all’alba l’appuntamento e’ casa di Nicolas e Cecile, una coppia di francesi che vive ad Hanoi da due anni e parlano il vietnamita addirittura con inflessioni dialettali del Nord.Arriviamo all’appuntamento con la moto Minsk sotto un cielo nero nero.
Minsk sono delle moto sovietiche prodotte, appunto, nella capitale Bielorussa; piu’ che moto sono dei trattori, infrangibili, ogni contadino e’ in grado di metterci le mani e farla ripartire all’occorrenza, prediligono la potenza alla velocita’. Nel traffico vietnamita sarebbe comunque impossibile o sconsigliatissimo andare veloce; anche la condizione di molte delle strade e’ tale che serve piu’ una funivia che uno scooter, per cui la Minsk risulta perfetta per questo paese.
Partiamo, direzione Sud, distanza 160 Km, per le spiagge di Sam Son.
Dopo un’ora siamo gia’ tutti fradici e sporchi per la pioggia che ci obbliga alla prima tappa di banane e sigarette. Ripartiamo ed il cielo si apre, illuminando di verde e di giallo le sterminate distese di risaie, intervallate nelle zone piu rialzate da coltivazioni di arachidi e granturco. Attraversiamo pianure brillanti del riso ormai maturo ed arriviamo a delle piccole valli specializzate in frutticoltura: ve ne sono due piu’ memorabili di altre, quella degli ananas, che inondano la strada del loro profumo dolce e aromatico, e quella delle palme da cocco, che tagliano il cielo con le foglie che sembrano mani protese dalle dita lunghe. In tutto il viaggio ci accompagna la ferrovia, una linea retta che taglia 10 paralleli, da Hanoi a Saigon, dove talvolta passano treni molto squadrati, dei cubi su rotaie, che scambiano le merci tra nord e sud del paese.
Dopo la sauna del viaggio, dove la pelle bagnata dalle pioggie veniva ribollita ad intervalli dal sole torrido, arriviamo in una pineta finale, che ci accompagna fino al mare.
La spiaggia che costeggia le costruzioni e’ limitata e sovraffollata e quasi disperante: una sorta di Marina di Massa ad agosto. Decidiamo allora di reinforcare le moto e ci spostiamo qualche kilomentro piu’ anord, dove troviamo delle spiagge d’icanto affollate di pochi pescatori che stanno aggiustando le reti ed attendendo la sera per ritirare quelle calate in mare.
Percorriamo in moto queste spiagge, con la pineta a sinistra e l’orizzonte del mare tagliato dalle vele delle giunche a destra, fino ad un posto dove fermarsi per fare il bagno e riposarsi. La spiaggia e’ ricca di conchiglie ed il mare e’ caldo e pulito, ed il fondale alto; si puo’ camminare per centinaia e centinaia di metri senza rischio di bagnarsi I capelli. Gioia dei vietnamiti, che nonostante le costrizioni geografiche, per la stragrande maggioranza non sanno nuotare.
Il pomeriggio scorre veloce, e quando stiamo per riallontanarci, strani movimenti umani ci attragono. Sono I pescatori che, da riva, su due fronti e coordinati da un tipo su una barchetta di bamboo in mezzo al mare, ritirano le reti. Ci avviciniamo curiosi e loro piu’ curiosi di noi, per fortuna e giustamente piu’ per le prede nelle reti che per gli stranieri dintorno. Per non sentire il peso della coscienza, ci uniamo automaticamente alla comunita’ pescatrice, nonne, adulti e nipoti, tutti insieme appassionatamente, con ruoli ed ordini ben stabiliti. Inizia anche a piovere, ma sarebbe poco simpatico abbandonare ora le attivita’. I vietnamiti sono tutti vestiti e tranquillamente si fanno piovere addosso ed entrano in mare di tutto punto, per cui ovviamente li seguimao in tutto e per tutto, nel coinvolgente e leopardiano conflitto dell’uomo con gli elementi naturali.
Ci aspettavamo pesci portentosi e strani animali dai fondali, ed invece scopriamo solo all’ultimo che sono migliaia di pesciolini le vittime di questo esercizio. Ognuno alla fine se ne riempie un cestone nella distribuzione comunitaria finale.
Il giorno dopo siamo finiti su un’altra spiaggia, dalla parte opposta dello spiaggione paesano. Il mare piu’ vitale che abbia mai visto. Bastava entrarvi per vedere schizzare ovunque granchietti, pesci, paguri. Infilando un piede nella sabbia si sentivano conchiglie di varie dimensioni, e piegandosi per controllare, non erano gusci, ma conchiglie vive e piene. Robe che in Versilia se ne trovi una cosi’ viva sulla spiaggia viene da pensare a mutazioni genetiche in corso. Oltre a belle barche pescatrici stagliate all’orizzonte, il mare era anche affollato da diverse umanita’: piu’ vicino alla spiaggia I bambini in cerca di conchigie di dimensioni medie; piu’ a largo, rigorosamente vestiti, adulti mescolati che rastrellavano il fondale sabbioso per trovare conchiglie piu’ grandi. Anche in questo caso lavorando tutti insieme e sacrificando la produttivita’ alla compagnia.
Verso mezzogiorno abbiamo ripreso le moto per costeggiare il mare di ritorno verso nord. Siamo passati In mezzo a paesi varipointi e multi-produttivi (pesci, animali, frutta, riso, tuberi, ortaggi), affollati di sorrisi, banani e bambini. Di ritorno verso Hanoi.
Siamo felici ?
Richiederebbe tempo e soprattutto guardarsi negli occhi per rispondersi, e le relazioni via cavo, telefoni o coputer, non sono di grande ausilio per certi dibattiti.
Stiamo bene e stiamo bene insieme, e questo e’ gia qualcosa e tanto. Intorno c’e’ un mondo nuovo e curioso, amici di molti tipi, una lingua da imparare ed una cultura da capire. Ci sono anche i problemi, e’ chiaro, trovare il lavoro per alessandra, mettere insieme I vari racconti di chi vive qui da tempo per vedere quali figure escono dal mosaico d’informazioni fornite, che spesso indicano un paese abbastanza in crisi, la mancanza di parenti ed amici, le incertezze che questso vivere itinerante propone di continuo e tutto il resto. Ma queste sono cose tutte appartengono alla scelta fatta e fatta insieme, dove insieme e’ comunque il perno intorno cui tutto io resto ruota.
Per quello che ci riguarda, le indicazioni migliori vengono sempre dagli stimoli che si riescono a trasmettere, ed a giudicare da quanti e quali amici abbiamo e le tante storie in cui, quando possibile, ci infiliamo, sono direi il migliore indicatore di trasmettere cose buone a chi ci circonda.
Non so se felici e’ una parola cosi’ facile e dirsi a distanza, comunque siamo contenti, molto contenti. Di questo mondo e di esserci finiti insieme.
Un abbraccio
Michele