Vietnam 2 - Michele

Dunque, iniziamo a raccontarlo questo paese dal cielo plumbeo.
Dall’aeroporto si attraversano distese di risaie per raggiungere Hanoi, che tutto sembra meno che una metropoli e tantomeno una capitale. Alla domanda quante persone vivono qui, l’autista mi risponde due, quattro, tre. Non so se conclude con la media dei dubbi o con un altro dubbio, ma tanto fa. La città non è troppo estesa, per il poco che ho visto, ma è affollatissima, di uomini e cicli. Una testa una ruota, poiché la maggioranza delle moto/ ciclette porta almeno due persone.
Il formicolare della gente è la prima impressione ad effetto di hanoi, probabilmente anche per il contrasto con le verdi distese delle risaie viste prima e le immagini forestali che uno si porta in mente di questo paese.
Sembra veramente che l’umanità si racchiuda in poche strade.
Non ci sono troppi grattacieli, nè vialoni, nè molte automobili, sembra l’impero di un altro mondo e di un’altra civiltà.
Le immagini che offre una sola passeggiata sono già milioni e raccontano di una realtà in scala, dove ogni gesto ed ogni centimentro hanno un valore definito. Le strade sono costeggiate di alberi, trafficate da mandrie di biciclette e circondate da marciapiedi pullulanti di attività : barbieri, venditori, ciclo-tassisti ed ovunque gente che cucina o che smangiucchia.
Anche la sera la città pulsa di tante piccole cose dai tempi rallentati, ma non è difficile entrarci, ma quando non si ha voglia, è possibile farsi scivolare tutto sopra, oppure osservare con distacco.
Esiste una distanza con le persone, data piu’ che altro da problemi di lingue, sconosciute le nostre, impossibile la loro, ma con qualche pazienza e parecchio tempo si puo’ comunicare. Per fortuna almeno l’alfabeto è lo stesso, cosi’ quando in un negozio capiscono un concetto ma non hanno il prodotto, puoi chiedere di scrivertelo su un foglietto e provare altrove : si risparmiano cosi’ buone mezz’ore.
Ieri sera ho comprato una pentola, una padella, del riso e dei pelati, in un’ora, ma mi è andata male perché ho comprato lo zucchero invece del sale. Non avevo un foglietto, cosi’ quando finalmente un tipo ha capito il concetto sale (passando per l’acqua del rubinetto e quella del mare e le relative differenze) e me lo ha tradotto, ho tentato di imparare a mente il suono della parola. Nei due minuti succesivi alla ricerca di un’altra bottega, mi sembrava che tutti i bambini in tutti i cortili urlassero proprio quel suono. Al tipo successivo ho ripronunciato lo stesso suono, che credevo fosse quello del sale gioiosamente conquistato, ed ho scoperto dopo che era invece parte del salutare buonasera’. Appena ho visto strabiliare degli occhi del tipo, ho lanciato i miei sugli scaffali, ed ho comprato la prima busta granulata bianca che ho visto : zucchero, appunto. Il riso era buono lo stesso, anche se amaro.

Leave a Reply