Qbinh - Michele
Mercoledi’ sera. Nei denti il sapore metallico di treno usato, insieme a quello acidificante di birre e sigarette locali, entrambi forti abbastanza da illudesri di usarle per poter semplicemente dormire lungo il tragitto. Ultime chiacchere sul binario, dopo aver incontrato Lola in fretta e furia nell’androne della stazione. Anche stavolta si parte tutto di fretta comprando all’ultimo biscotti immangiabili e con l’immagine dello spazzolino da denti rimasto nel bicchiere in bagno, dimenticato.
Partenza per la provincia di Quang Binh, per visitare progetti di Prevenzione Disastri ed incontrare amici insieme a Lola che arrivera’ sabato.
Viaggio insieme a Goerge, un canadese dall’aria abbastanza sfigata. Figlio sfortunato’ della ristrutturazione di un’azienda mutlinazionale petrolifera, dopo 20 anni di onorata carriera si e’ ritrovato col culo per terra per tagli al personale.E’ arrivato dunque in VietNam piu’ per disperazione che per coincidenze fortunose. Mentre racconta le sue storie I biscotti sbriciolosi impastano ed asciugano massicciamente la bocca. Tempo di altre birre. Nel vagone dal volume ridotto cause cuccette, quattro vietnamiti giocano assiduamente a carte con dinamiche apparenetemente incomprensibili. Chiediamo al quinto presente di spiegarcele, dopodiche’ diventano da totalmente incomprensibili.
Il nostro VietNamita e’ molto relativo, e quando si scontra con quello dialettizzato del sud diventa inutile.
Dunque nonostante una laurea ciascuno, supporto visivo e spiegazione a voce, quel gioco di carte rimane un grande enigma. Alla fine vengono scambiate quantita’ di danari per scommesse sotterranee, ma anche in questo caso’ e’ impossibili capire chi ha vinto.
Rimaniamo col dubbio in testa, acidita’ gastriche e lo sferragliare selvaggio del treno e ci buttiamo sulle assi legnose hard sleep vagone letto. Fuori si stagliano campi illuminati dai riflessi delle stelle sulle risaie inondate.
Arriviamo alle cinque, accompagnati dall’albeggiare su scenari insabbiati.
Il tempo di un orrendo caffe’ e dei biscotti quasi-liquidi, e partiamo per la visita del primo progetto, sul campo.
La logica dovrebbe essere riforestare alcune zone sui monti che sovrastano il bacino, per aumentare la copertura e la strutturazione del suolo e per migliorane dunque la capacità di ritenzione idrica, in modo da evitare il rischio d’inondazioni nelle zone a valle. Il rischio di vite umane e’ relativo, ma le inondazioni, oltre che ad allagare temporaneamente ed irreversibilmente le colture di riso, provocano anche problemi nel lungo periodo. Quando le valanghe d’acqua finiscono il loro tragitto giungono mirabilmente al mare, dove l’impatto provoca rotture di dighe e meccanismi naturali di contenimento dell’impeto marino. Conseguentemente ondate di mare sorpassano le dune della spiaggia e tracimano nel fondovalle, lasciando uneredita’ terrena di sale e sabbia che copromette la capacita’ dei suoli di sostenere future colture di riso.
E dunque, in questa fetta d’Asia, la capacita’ di soddisfare le richieste di sussistenza.
Il progetto, scritto, si scoprira’ poi a Torino e non in campo’, si affida ai servizi locali di un’agenzia governativa che pratica piantagioni di una varieta’ di pino per produrne Lacca, resina dorata e preziosa per le pitture.
Dopo essere stati affascinati dai paesaggi sorprendentemente poco densamente abitati, arriviamo alle prime zone tristi di questa provincia. Quang Binh si trova appena a Nord dell’ex-area di confine DMZ demilitarizzata tra VietNam del nord e del sud.
E’ qui che le truppe VietCong si organizzavano ed arruolavano per combattere per liberare il sud del paese. E’ da qui che partono i sentieri di Ho Chi Minh dove donne e uomini, armati di biciclette e fucili, accompagnati da una saccoccia di riso e dai visi compagni, pativano per inerpicarsi nelle jungle del Laos e della Cambogia e per andare a guerreggiare le milizie americane ed affini. Da qui partivano i temibili cunicoli che dopo decine di kilometri riemergevano dentro gli accampamenti nemici oltreconfine per sfibrarli con agguati ed imboscate.
Nelle due provincie attraversate dal confine il senso di sfinimento ancora umano ed ambientale e’ sorprendente. Pochissima gente, considerata la densita’ nazionale, tanti cimiteri di guerra, tante terre avvelenate, tante cicatrici sulle persone e sul paesaggio. Sono queste tra le zone piu’ colpite dalle tempeste chimiche di Napalm ed agenti defolianti, che hanno rovinato habitats e comunita’.
Un’area del progetto riguarda proprio alcune tra le zone collinari ancora spoglie ed ancora snaturate. I terreni hanno alti livelli d’acidita’ che non ne permettono la ricrescita forestale spontanea. Ci provano allora col Pino, dopo adeguate opere di sminamento e bomb-detecting. Non sono poche a tutt’oggi le persone o gli animali che accidentalmente fanno un passo falso verso un tumulo esplosivo. Non ultima eredita’ di quella guerra, capace di trascinare cicatrici inter-generazionali . In altre provincie piu’ a sud vi sono centinaia di bimbi che nascono ogni anno gia’ sfigurati dalla battaglia chimica pensata molto lontano da li’ ed ivi recapitata molto tempo prima. Tragiche combinazioni spazio-temporali fanno si’ che questi bimbi siano gia’ quasi perduti dalla nascita.
Altra cosa che colpisce con raccapriccio e’ la totale assenza di istituzioni, governative e non, americane, che tentano di contribuire diversamente al futuro di queste terre da loro devastate. Non ci sono progetti di sviluppo, non ci sono programmi di sminamento, non ci sono gli elementi minimi di una solidarieta’ umana e di una revisione di coscienza.
Questo forse e’ l’elemento che di queste terre colpisce di piu’, che le rende ancora malate, l’elemento umano perduto, non solo come ambiente e come individui, ma come cultura della fratellanza umana.
Il grande padre dello sviluppo moderno non e’ capace di ammettere terribili errori ne’ atroci strategie. Gli unici americani presenti sono quelli delle pattuglie di Missing In Action, cioe’ ufficiali militari del governo che ricercano i corpi od i feticci dei gloriosi marines onorabilmente caduti nell’impresa.
Un rappresentante di un distretto ci dice, vedendo le bandierucole dell’UE sull’auto, gli americani hanno distrutto e gli europei vengono per aiutare a ricostruire. Il pensiero vola veloce al Kossovo, mentre un metal detector inizia a vibrare.
Ma non dimentichiamo che lamerica e’ solo un’ appendice malata, dell’Europa, malata anch’essa.
Un’altra porzione delle riforesatzioni previste dal progetto e’ una zona recentemente incendiate, completamente immersa nella foresta. Non se ne capisce la logica, poiche’ di sicuro non e’ un’area critica per la gestione delle acque piovane, giacche’ gli alberi intorno sono ovunque e la ricrescita naturale sembra gia’ avanzare. Sorge il dubbio che piu’ l’avvalersi del progetto dell’esperienza della impresa governativa, pare sia che l’impresa furbescamente utilizzi le risorse del progetto per tappezzare la provincia di Pini da Lacca, per la propria convenienza.
Dubbio poi in buona parte confermato dalla’analisi delle relazione tra l’impresa con gli agricoltori dell’area e delle autorita’ locali con i trafficanti di legname pregiato, che portano avanti i processi attuali di deforestazione che contribuiscono ai problemi delle inondazioni.
Il cerchio si chiude, nell’immagine di un circolo vizioso da cui sarebbe probabilmente meglio tenersi fuori.
Qualcuno a Torino ha sbagliato qualcosa.
Libellule al guinzaglio, porci al balcone (foto),
Acqua coltivata: Labirinti per pesci, gamberificio, gabbie per pesci
Un mese dopo due compagni colpiti a fondo:
VNRC Hue paralizzato da due giorni e notti in acqua
Infermiera VNRC Phu to travolta da una valanga mentre dava ospitalita’ a 14 senzatettosembrava il rumore di un elicottero ed invece era la morte