Xining - Cina interna - Francesco
Mi trovo a Xining, ai margini estremi dell’altopiano del Changtang, con il primo monastero Gelugpa a 40 minuti di autobus da qui.
L’altimetro (prestatomi dall’avventurosa ziAngi) segna 2300 di quota e sono gia’ tra barbe e berrettini e chador musulmani, facce bruciate dal sole in quota e tonache rosse di monaconi tibetani. Sento voci rauche intorno a me. La carne di montone qui ha un sapore finalmente vero, che mi fa scoprire con stupore lo stupendo umore tenebroso e atavico e carnivoro della mia persona.
Xining non e’ una bella citta’. Palazzacci malandati e moschee ricoperte con mattonelle stile WC…al solito l’estetica non e’ una priorita’. O forse questo e’ il loro orizzonte del bello.
La gente qui e’ semplice e genuina e felicemente rozza, stuporosa in un modo che nemmeno riesce piu’ ad infastidirmi. Sapete, e’ strano essere guardato come un marziano… Ma poi ci si abitua, soprattutto se ci si muove in un ambiente non ancora toccato dall’uragano della postmodernita’. Xining e’ un posto cosi’. In parte, mi ricorda, come una vecchia foto, immagini che ho ancora nella mente del Xingjiang e della Xian che ho visto nel ‘95 (Qualcuno di voi ricordera’ personalmente…). Ma, dio, qui ci sono le montagne! Brulle, scabre circondano Xining e mi fanno credere un po’ di essere nella Kabul che non ho ancora visto!
L’avventura e’ appena iniziata: Yushu (quota: 4200 sul mare) e’ ancora lontana, ma gia’ sembrano trascorsi secoli da sabato scorso, quando sono arrivato qui dopo una settimana a Pechino. Mi sento risorgere, dopo la tappa in quella citta’ del malessere interiore. Mi sono anche divertito, ma lavorando mi sono scontrato con certe situazioni deprimenti. Mi riferisco soprattutto alla banda di idioti menefreghisti che lavorano all’Onu-Pechino. Il 90% e’ composto da Pechinesi che lavorano come se fossero impiegati di un qualunque dipartimento statale cinese. Quindi nulla, amebe ignoranti. Il restante 10% di che pasta sara’ fatto? Non sono riuscito ad incontrarne uno! Che schifo!
Presto saro’ tra i nomadi e questi inutili sederi quadri di Pechino mi usciranno di mente del tutto.
I miei occhi sono pieni di colori,
mi addormento esausto,
mi sveglio carico di ottimismo e voglia di fare,
una vita che merita di essere vissuta.
francesco