nuovi orizzonti - Camilla

In volo verso la laguna di Fernanvaz. Atterrata nel piccolo villaggio di Ombué. Giordano e Manou sotto una fresca capanna ad aspettarmi. Uno scambio di saluti e di racconti veloci, poi Manou é ripartito con il mio stesso aereo per Libreville. Un té bollente e speziato
nell’unica bottega alimentare del posto e ripartenza in piroga per Odimbà. Acqua, foresta e cielo mentre ci raccontiamo gli ultimi scandalosi pettegolezzi dei vari progetti. Attracchiamo al molo e ci incamminiamo verso la spaziosa veranda della casa di Giordano. Dopo pochi minuti bambini incuriositi e timidi vengono a salutarmi e ad osservare, divertiti, la nuova bianca arrivata nel loro minuscolo villaggio. Giornate di bagni nella laguna per lavarsi e camminate emozionanti nella foresta. Una foresta fitta, densa, umida e inquietante. Una foresta che parla, carica di vita e di magie difficili da capire per gli occidentali.
Liane dalle quali bere, alberi di 30-40 metri, orme di elefanti, scimmie, fango dappertutto, foglie giganti ed i nostri passi frettolosi, carichi di adrenalina, per non rimanere al suo interno al calare del sole.
Ultimo tratto al buio, non perdendo mai di vista Rodriguez ed il suo fucile. Storie di caccia tramandate di villaggio in villaggio raccontano di sue imprese leggendarie. Una sosta per aspettare i francesi dietro di noi. Ferma, in silenzio, recupero il respiro ed improvvisamente mi sento pizzicare forte la caviglia. All’inizio i piedi, poi le gambe su fino alla pancia. Immagino spaventosi insetti tropicali mentre sbottono velocemente i pantaloni. Con sorpresa mi accorgo che sono formiche giganti che si attaccano al corpo come ventose. Non le piccole ed innocue formiche delle nostre parti, ma quelle che chiamano “les magnans”, capaci di uccidere un elefante se entrano nella sua proboscide. Dopo una lotta paziente e dolorosa con ognuna di loro, ripartiamo per arrivare finalmente alla piroga, un tronco immenso svuotato del suo interno. Dopo le liane, i rumori notturni, il gracchiare degli uccelli, i ribaltamenti evitati, i coccodrilli ed il fiato sospeso, la riviera si apre e ci ritroviamo nel silenzio, tra il cielo stellato e l’infinito di acqua. Giornate passate ad ascoltare i racconti della foresta, a cercare di capire la tradizione dei riti buitì e muiri e a mangiare carne di coccodrillo e manioca. Da Odimbà sono ripartita insieme a Giordano con il motoscafo, risalendo la laguna fino a Port Gentil dove siamo rimasti a dormire una notte in un alberghetto mooolto africano per rientrare la mattina dopo a Libreville.

Nuovamente sul mio terrazzo cittadino con una calda tazza di orzo davanti a me. I miei tre mesi di prova sono quasi arrivati alla fine e nonostante le febbri malariche, i fondi del progetto sospesi (ancora per due settimane, causa cattiva amministrazione) ed i momenti difficili di convivenza, ho deciso di rimanere qui fino alla fine del mio contratto. La vita, dunque, continua tra viaggi in moto con Erik, spiedini di pesce, musica gabonese e congolese, insalate di avocado, pioggie torrenziali, soli splendenti, divise
colorate dei bambini che vanno a scuola, mercati rumorosi, lucertole tropicali e granchi cittadini.
L’accordo con UNICEF é stato finalizzato e le missioni all’interno del paese partiranno alla metà di Marzo.
Motivo in più per restare e continuare ascoprire……

Camilla

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