Melissa - Camilla
Libreville 15 Marzo 2004
Melissa - 10 anni, gabonese, nata con un piede staccato dalle giunture che lo collegano alla tibia ed una gamba più corta dell’altra - é uscita oggi dall’ospedale dove é stata operata, sorreggendosi sulle sue piccole stampelle blu. Viso serio che nascondeva la gioia immensa del poter finalmente uscire, dopo una settimana e tornare a trovare, come dice lei, la sua unica amica Genaba con la quale vive al centro Agondjé insieme agli altri trenta bambini.
Con determinazione si é incamminata verso la macchina di ALISEI sullo stretto sentiero pieno di buche da evitare . Seduta sul sedile posteriore osservavo il suo viso severo riflesso nello specchietto laterale della macchina. Un mio sorriso ed uno suo di risposta, impercettibile, poi ha distolto lo sguardo imbarazzata ed é ritornata seria, come al suo solito.
Melissa, una delle tante storie amare dei bambini conosciuti qui a Libreville in Gabon. Un padre che la sfruttava per mendicare dal mattino alla sera fino a quando un giorno é scappata ed é arrivata, dopo numerosi passaggi, al centro Agondjé che accoglie bambini in difficoltà sociale e vittime del traffico.
Quattro lunghi anni al centro, intervallati dai periodi nei quali veniva ripresa dal padre per tornare forzatamente a lavorare in strada fino al momento in cui trovava nuovamente la maniera di fuggire.
L’ennesimo tentativo per operarla, questa volta riuscito, suo padre non essendone a conoscenza. Due ore e mezzo sotto i ferri durante le quali é saltata la corrente tre volte di seguito per un totale di trenta minuti. Al risveglio pochi lamenti, la schiena spezzata, la flebo, un tubicino dentro il gesso nel quale confluisce il sangue che fuoriesce dalle giunture, nemmeno un pianto ma una sola richiesta:
“Vorrei vedere Genaba”. Il giorno dopo l’operazione vado quindi al centro a prendere Genaba. Mi sente arrivare con la macchina da lontano, la vedo correre dal refettorio veloce fino al dormitorio e la raggiungo lì mentre si sta cambiando per l’occasione.
Un vestitino con i fiori scoloriti ed una giacchettina bucherellata di un pizzo bianco sporco. Le allaccio il fiocco dietro la schiena, mi da la mano e partiamo per l’ospedale. Arrivate, Genaba bussa timidamente alla porta ed entra nella piccola stanza spoglia della sua amica. Sorridono tutti e due, emozionate ed io le lascio sole per un pò di tempo. Al momento di andare via, Melissa chiede a Genaba di passargli la borsetta di plastica che qualcuno le doveva avere regalato dopo l’operazione. Ci mette dentro lo yoghurt che aveva tenuto da parte durante il pranzo, una caramella e due coupon pubblicitari colorati, trovati nel giornalino di Mickey Mouse, che ripiega con cura . Genaba prende la borsetta. Melissa sussurra il suo nome, lei la guarda, sorride, non parla ed esce dalla stanza.
Torniamo al centro, il rumore della macchina rompe la monotonia di uno dei tanti pomeriggi nei quali il tempo lì sembra non passare mai. Arriva Roocky , un anno e mezzo, abbandonato neonato in un cassonetto della spazzatura; da lontano lo sguardo regale di Fatou, sopravvissuta alla guerra nel Congo dove i suoi genitori sono stati ammazzati; la corsa dell’aggressiva Nadege, vittima del traffico, arrivata in Gabon via piroga dal Bénin. Accorrono tutti a salutare Genaba, ma lei non parla, si incammina lentamente sul prato bagnato per tornare al dormitorio con il suo vestito elegante e la sua nuova borsetta stretta tra le braccia.
Camilla