Primavera sull’altopiano - Greta

E’ arrivata la primavera, che e’ anche estate, perchè quando il sole splende, scalda la pelle da spellarla. Meglio così, dopo giorni di gelo nelle jeep cinesi che sono scatole di latta ambulanti e notti sepolti sotto valanghe di coperte polverose, adesso ci bruciamo la pelle e gli occhi, ma cambiare è sempre bene.

L’altopiano ribolle di verde brillante e di fiori, ed è tutto un altro spettacolo. Mi pare che anche gli yaks abbiamo messo su qualche sorriso sui loro musi uggiosi, mentre I capofila scampanellano intraprendendo il cammino verso le vallate di pascolo finalmente accessibili, dopo lo scioglimento delle nevi. Figure coloratissme razzolano attorno ai templi di pietre sparsi un po’ ovunque: maestose signore che mostrano I loro cento anni di rughe quando si voltano per salutare.

Con la primavera la vita cambia tutta. Intere famiglie abbandonano le case sedentarie per seguire le mandrie con le tende; alcuni poi proseguono oltre, con una zappetta in mano vanno a cercare il Mbu, strano incastro di un baco che cresce su un tubero sotterraneo. Il Mbu rappresenta un toccasana nelle medicine tradizionali locali (sia tibetana che cinese): un buon motivo ci dovrà pur essere. Come tale il Mbu ha quindi un buon mercato, ed alcune famiglie sbarcano il lunario di tutto un anno solo trovando e vendendo abbastanza Mbu in queste prime settimane di primavera.

In questi giorni mangiamo carne secca di yak, farina di orzo con formaggio secco e te al burro. Poco latte per gli yogurt, ahinoi.

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