Ampara 26 Luglio 2005 - Camilla
Tornata stasera da un altro viaggio a Colombo dopo una
riunione in Ambasciata alla quale i vari capi progetto
erano stati invitati a partecipare per intavolare una
discussione riguardante le prossime missioni di
monitoraggio che verranno effettuate sui progetti
finanziati dalla Cooperazione Italiana e le procedure
da mettere in atto per agevolare il il loro e si spera
anche il nostro lavoro in fase di valutazione.
Sveglia alle cinque. Preparati gli zaini, preso il
portatile, chiuso il lucchetto della griglia nera
della nostra spoglia guest house nel Lucky Plaza
building e preso l’ascensore mentre i sogni della
notte passata tornavano a trovarmi. Ziat, il nostro
driver mussulmano Tamil, mi aspettava come sempre
puntuale nel garage. Mi e’ venuto incontro
sorridendomi e mi ha aiutato a caricare i bagagli nel
van. Poche parole, ha acceso il motore, ha pregato, si
e’ baciato le mani ed ha accarezzato velocemente il
volante. In ripartenza scavalcando un traffico
rumoroso e caotico gia’ cosi’ presto la mattina.
Biciclette, camion carichi di legna, di frutta, di
uomini, traballanti, colorati, il fumo nero, i negozi
ancora chiusi, un brulichio di gente in movimento, i
tuc tuc che si intrufolavano dappertutto e intanto
l’alba che rosseggiava. Ore ed ore passando per le
verdi montagne di Kandy tra le scimmie ed i templi
bianchi, ore ed ore attraversando villaggi disordinati
e le distese di risaie diventate di colore giallo.
Gianna Nannini nel mio walkman e improvvisamente la
mente in giro per il mondo alla ricerca di posti,
persone e vissuti prima della mia partenza. Ogni tanto
Ziat mi chiedeva come stavo, ogni tanto ci scambiavamo
qualche biscotto o qualche pannocchia e poi ognuno
riprendeva silenziosamente il suo viaggio astrale.
Alla fine, dopo circa otto ore, il check point di
Ampara e le stradine nella giungla per arrivare a
casa. Il cancello verde, la terza stanza in
costruzione e’ quasi terminata, mancano il tetto, la
porta e le finestre, ma Lalith dice che per il dieci
di questo mese sara’ terminata pronta per il
volontario che si aggiungera’ a noi per un po’ di
tempo. Nora, l’architetta venezuelana, invece, si
trasferira’ da noi Lunedi’. Lei ha il suo materasso a
striscie rosse che piazza ogni volta sotto il
ventilatore nel salotto e che al mattino, senza che
nessuno riesca mai a vederla, toglie dalla
circolazione. La casa accanto alla nostra e’ stata
affittata ad un certo Luca di Alisei, anche lui
architetto passato dalla Birmania allo Sri Lanka, che
sara’ il nostro vicino di casa per i prossimi mesi.
Domani io e Chiara passeremo a prendere Jon a Kalmunai
ed andremo insieme ad Arugam Bay. Pian piano il gruppo
di amici in Sri Lanka sta prendendo forma e le
relazioni iniziano a costruirsi e a rafforzarsi. Paul
fa morire dal ridere quando si prende in giro con il
suo sarcasmo inglese; Zofia, polacca e bionda, e’ una
carica di vita travolgente; Jeroem serio, ascolta;
Marcus con il suo macchinone UN, continua ad essere
avvolto dal mistero; Wis, tailandese dal corpo
scolpito, non smette mai di fare le foto mentre si
mangia, mentre si balla, mentre si nuota; Remi non
indossa piu’ i pantaloni ma solo sarong colorati anche
quando va in bicicletta, Emmanuel e’ in vacanza in
Francia, Guendalina sta per andarsene e raggiungere il
suo ragazzo in Italia; a Reza abbiamo promesso di
preparargli una pasta la settimana prossima a casa
nostra; Reiss,il nostro primo traduttore sri lankese,
continua a mantenere i contatti e speriamo che anche
lui venga ad assaggiare la nostra cucina italiana
presto . C’e’ sempre chi parte e chi arriva, di solito
le missioni di lavoro post tsunami durano pochi mesi,
io, invece, sono contenta di avere la possibilita’ di
stare qui almeno una decina di mesi per sperare di
avere il tempo (nemmeno troppo) di raccogliere i fiori
dei semi piantati.
Camilla