Polonnaruwa - Camilla
11 Settembre 2005, Polonnaruwa
I campi di riso tra Ampara ed Akareipattu continuano a
cambiare colore. Inizialmente verde intenso ed
elettrico, poi giallo ocra ed in quest’ultimo periodo
vengono bruciati diventando neri come la pece. Il
paesaggio si sta trasformando preparandosi alla
stagione dei monsoni e il sole cuocente ed acceccante
sta lasciando spazio al vento e alle nuvole che hanno
invaso i cieli. Le mucche corrono eccitate per le
strade, gli ucelli roteano alti nel cielo e l’aria
vibra di elettricita’ prima dei grandi temporali che
innonderanno tutti e tutto.
Il workshop psico sociale per il mio staff locale e’
finalmente iniziato. Quasi per caso l’incontro con la
dottoressa Kumathini, responsabile del reparto di
salute mentale di Kalmunay, che si e’ resa disponibile
a condurre il training insieme alla sua equipe. Nessun
posto disponibile da adibire alle giornate di
formazione. Prem ha quindi organizzato i tavoli e le
sedie sotto la lunga tettoia coperta di foglie di
banano nel cortile della piccola libreria di WDF sorta
dopo lo tsunami per dare l’opportunita’ agli studenti
di prendere in prestito i libri scolastici persi nelle
onde del mare.
I fiori finti, coloratissimi sul tavolo centrale, i
ventitre giovani operatori psico sociali che aspettano
in silenzio e oltre il cortile la distesa dei campi di
riso ed i corvi neri che continuano a gracchiare.
La dottoressa Kumathini vestita nel suo sari verde con
le bordature orate mi guarda, mi sorride e mi chiede
di potere iniziare. Annuisco e lei da il buongiorno a
tutto il gruppo. Chiede che venga aperto il seminario
con una preghiera induista. Una ragazza, quindi,
cammina lentamente verso il centro del cortile ed
inizia a cantare in tamil con le mani congiunte.
Successivamente la dottoressa Kumathini chiede che
venga recitata la preghiera mussulmana e questa volta
e’ un ragazzo a farlo. Tornato al suo posto la
dottoressa chiede a me di concludere con una preghiera
cristiana. Inaspettatamente, senza troppo pensare, mi
sono ritrovata in mezzo a tutti loro a recitare il
Padre Nostro in italiano! Le mie parole rimbombavano
nell’aria ed in quei pochi minuti mi e’ sembrato che
il tempo si fosse dilatato a tal punto che mi riuscivo
ad osservare e ad ascoltare dall’esterno. Mi vedevo in
Sri Lanka, lontana da casa, lontana dall’Africa, a
Kalmunai tra le rovine delle case distrutte dal mare
lasciate abbandonate sulla riva a recitare la mia
preghiera preferita. Quella che ho sempre solamente
sussurrato nel profondo piu’ nascosto di me stessa in
momenti speciali ora usciva allo scoperto fuori ed
intorno a me. La mia voce non tremava ma ero
emozionata e sorpresa di ascoltare il “mio Padre
Nostro” sotto le foglie di banano…
E’ domenica mattina, mi trovo a Polonnaruwa davanti ad
un prato verde ed un lago pieno di aironi. Siamo
fuggite quassu’ in un centro ayurveda perche’
ultimamente le energie sono decisamente calate e la
mole di lavoro e’ aumentata. Ci siamo ritirate al
fresco, tra il vento, i parchi naturali ed i massaggi
aromatici. Ieri le scimmie e gli elefanti dalla jeep e
gli occhi che si riempivano di spazi “quasi Africani”.
Aspettero’ che Chiara vada in vacanza a fine mese
forse in Italia, e poi mi prendero’ io qualche giorno
di pausa. I prossimi week end saranno tutti impegnati
in workshops fino all’inizio di Ottobre. Per ora mi
godo la pace di questo lago e la brezza del vento
fresco che spero mi ricarichino dell’energia
sufficiente per affrontare tutto il prossimo mese di
duro lavoro.
Camilla