di ritorno dal bucodiculurundi, fra il mediterraneo e l’atlantico… - Guido
Si ricordi che questo paese esce da una guerra civile durata anni. Ci sono regole di sicurezza ferree da rispettare. Come funzionario ONU, deve sempre comunicare la propria posizione, deve evitare assolutamente i quartieri X, Y e Z. La notte possono scendere i ribelli dalle montagne e quindi c’e’ il coprifuoco dalle 24 alle 6. Quando esce dalla citta’ deve avere l’approvazione dall’ufficio della sicurezza dell’ONU e deve essere scortato da un veicolo armato, per uscire dalla citta’ si attraversano zone con fase di sicurezza 4 (son 5 fasi in tutto), dove si concentrano i ribelli Hutu, gli spostamenti si possono effettuare durante i giorni lavorativi dalle 9 alle 16. Cerchi di rimanere il piu’ possibile nel suo albergo, non apra a sconosciuti, prenda una camera non al pian terreno.
Questo e’ stato l”UN security briefing appena arrivato a Bujumbura…mamma mia dove cazzo sono andato!! La scorta? Ma per cosa? Tanto per far vedere a questi ribelli che sei un obiettivo? Ma poi rifletti e ti rendi conto che spesso ci sono le regole perche’ migliaia di funzionari ONU devono giustificare il proprio lavoro, devono sempre creare regole su regole perche’ le loro funzioni abbiano un senso…invece di facilitarti l’esistenza ti creano la psicosi della sicurezza, ti portano a vivere in un’isola protetta completamente fuori dal contesto e dalla gente del posto, costretto a dedicare la maggior parte del tuo tempo, invece che a lavorare e riflettere su dove sei capitato, a seguire regole a domandarti se le stai seguendo e domandarti che cazzo di senso hanno spesso e volentieri…poi uno si chiede perche’ all’ONU non si fa un cazzo, ma ci si limita seguire le regole e riempire scartoffie…scusate ma questa storia m’ha fatto davvero andar via di testa, non si puo’ pensare che poter far qulacosa, un minimo, bisogna per forza infrangere le regole a proprio rischio..in questi paesi e’ bene non lavorare con l’ONU…
Ma in questo mondo di cooperanti ONU, di partner dello sviluppo e/o parassiti dello sviluppo presto impari che alla fine conta tanto il tuo buon senso e la tua tua capacita’ di giocherellare con le regole se vuoi fare qualcosa di concreto..e quindi in questi contesti vige la regola “non chiedere e non dire”, “non so, quindi faccio” o meglio “ho fatto perche’ non mi hanno detto che non potevo fare”…
Insomma per scorrazzare senza troppi intoppi per ministeri e campagne mi e’ toccato cercare di andare al di sopra di qualche regola di sicurezza e di contare sulla capacita’ organizzativa, africanamente fanatsiosa e arruffona, di Denis il mio uomo di riferimento qua, mi e’ toccato pagare qualche mazzetta per avere dati e informazioni e barattare con un funzionario del ministero dell’agricoltura perche’ mi seguisse nelle mie scorribande campali in cambio di un giorno di formazione a lui e suoi subordinati sulla gestione di dati.
Insomma sto Burundi e’ proprio un bel paesello, incastonato nella tormentata regione dei grandi laghi e fra i due giganteschi bacini fluviali del Congo e del Nilo, affacciato sul lago Tanganika, da dove si vedono le montagne del Congo, che chiamarlo paese/nazione e’ fin troppo un complimento, teatro degli scontri recenti. Quello che e’ successo in Rwanda nel 1994 e’ successo anche qua, solo che e’ durato piu’ a lungo (e i retaggi ci sono ancora) senza pero’ essere al centro dell’attenzione internazionale…come al solito, sti paesi buchetti di culo fanno poca notizia…
una vera svizzera dei tropici, montagne irte e vallate scoscese, senza un metro quadro lasciato incolto, un po’ come mi immagino il sudest asiatico, con l’unica differenza che qui i terrazzamenti sono una tecnologia che ancora non e’ arrivata e trovi i contadini che si arrampicano per zappettare i loro 100mq di te’ o di manioca e quando piove piu’ forte magari si ritrovano la piantagione in fondo alla valle…qua e la’, in mezzo a capanne che paiono pagode, trovi qualche casa di cemento e lamiera costruita da non so quale cazzo di progetto di cooperazione e miseramente abbandonate perche’ la popolazione locale continua a preferire le proprie pagode di canniccio, argilla e paglia con un buco in mezzo al tetto dove possono accendere un fuoco la notte e riscaldarsi visto che fa un freddo montano…
“Monsieur Full Boss Patron (mai ricevuto un trattamento piu’ reverenziale), vous tes sur la partage!! vous tes sur la partage entre le Congo et le Nil, vous tes dans la liaison entre l’océan atlantique et la mer méditerranée… moi, mo’est lui qu’il informe les gens, donnes-lui mille francs”, e mentre facevo mente locale su quello che mi diceva quest’ometto, di non piu’ di 35 anni, ma che ne dimostrava il doppio, con una specie di impermeabile che non so da quale regime socialista un tempo amico venisse, con una maglietta sdrucita con su scritto “combattez le SIDA”, con un sorriso a non piu’ di 15 denti, riflettevo sotto l’abbondante pioggia che mi cadeva sulla testa su che cosa ne sapesse questo quarto di uomo, dell’AIDS, dell’oceano atlantico e del mar mediterraneo e mi domandavo quali gocce andassero verso l’oceano e quali verso il mare, e non so come avevo la sensazione di essere nel mezzo di quei punti strategici, nevralgici del mondo, quei luoghi rari che un giorno potrai raccontare “si’ anche io son stato li’ ” …cazzo, se sputo o se piscio a destra o a sinistra fa la differenza, giusto Denis?, e lo guardavo alla ricerca di complicita’ mentre lui cercava di ripararsi alla meno peggio sotto qualche foglia di banano osservandomi sicuramente con poca complicita’ e annuendomi a stento per quel senso di cortesia tutto africano, ma che sicuramente in quel momento vacillava&poi dopo quei litri di pioggia che ti sei preso realizzi che sei un qualsiasi posto del cavolo in africa centrale, su una radura a 2500m circondato da banani, campi di te’, eucalipti e gente che ti vede un po’ come un’attrazione o come il solito bianco stronzo che rimane affascinato dalla loro normalita’&eppure e’ cosi’&vabbuo’, “Denis ! Tugenda eka !?”, “Tugenda Guido, tugenda eka!” e cosi’ ci incamminiamo verso casa…
Ho sempre pensato che un indicatore valido della poverta’ fosse la qualita’ delle banconote, lise fino alla filigrana i piccoli tagli, immacolati i presunti grandi tagli… grandi, piccole, decorate, tutte con la stessa faccia di presidente un po’ coglione fiero di essere rappresentato, anche nelle banconote che non bastano per comprarsi un pezzo di pane, o meglio una birra, che e’ un po’ il pane dell’africa, l’ “alimento” a cui nessun africano rinuncia e nessuno che vive qua… banconote, sudicie, sudate, passate di mano in mano, di reggiseno in reggiseno, sfilacciate, sbiadite, con la faccia del dittatore/presidente che scompare di mano in mano, rappresentano un po’ l’anima africana, l’industriosita’ del piccolo commercio, dei piccoli affari quotidiani che sanno di frutta matura, di pollo fritto e sudore, della mazzetta “kito kidogo” che arriva in mano a piccoli funzionari governativi che si barcamenano per arrivare a fine mese… qua quando devo pagare mi devo sempre fidare, non ho mai idea di quello che sto pagando, non ho mai idea di quello che tiro fuori da portafoglio, mi fido, ma a quanto pare si fidano anche gli altri (o almeno e’ quello che credo… sono talmente consunte, indecifrabili e puzzolenti le banconote che sono costretto a fidarmi della buona fede del prossimo..insomma dicono che sto Burundi sia un paese miseramente povero, dilaniato dalla guerra civile, arretrato… boh, sara’, io mi son proprio divertito… anche se ora tornare a Kampala e’ un po’ come tornare a New York…
Buona campagna elettorale a tutti.
Guido