viaggiando - Camilla
Ultimi viaggi tra i campi di riso. Vorrei chiedere al tempo di congelarsi, alle mucche di rimanere attaccate all’erba, ai corvi di fermarsi in quel disegno geometrico proiettato sopra di me, agli agricoltori di arrestare il movimento della zappa e di lasciare che il cappello di paglia si ricordi di dargli ombra. Chiederei solo al vento di continuare a soffiare per sentirlo tra i capelli, per annusare l’aria dei campi bruciati, per lasciare che mi sfiori i pensieri.
Avevamo temuto il peggio a Gennaio. Pensavamo che sarebbe scoppiata la guerra civile. Poi i primi peace talks e tutto si e’ aquietato per qualche tempo. Quel tempo nel quale la vita ha ripreso il suo tram tram giornaliero. Quel tempo sufficiente per riabituarsi alla “normalita’”. Ingenuamente il pensiero o, piuttosto, la speranza che tutto si fosse riassestato e poi di colpo uccisi dodici militari, lanciata una bomba nel mercato, bruciate numerose case tamil, l’Est che si infiamma ed i peace talks di Aprile a Ginevra che vengono posticipati. Siamo rimasti 5 giorni chiusi in un albergo a Trincomalee tra un coprifuoco ed un altro . Certo davanti il mare, la possibilita’ di nuotare e di galleggiare nell’acqua dopo tanto lavoro, ma niente puo’ alleviare la tristezza e la delusione di lasciare questo paese in bilico tra la pace e la guerra.
Di nuovo in van. Molte nuvole. E’ piovuto tutta la notte. L’aria e’ stranamente pungente e fresca. Le sconfinate risaie sono piene di acqua che riflette il cielo. Non capisco se sono le nuvole quelle cadute a terra o se e’ la terra che e’ salita in cielo.
Non so piu’ troppo bene dove appartengo. Vite diverse mi attraversano, mi parlano e in un attimo si placano incrociando lo sguardo perplesso di un bambino. Anche lui si trova sulla mia strada, la stessa che attraversa i campi di riso.
Lunedi’ il saluto a tutto lo staff nel Tambattai training centre. Verranno tutti, anche chi ha smesso di lavorare per noi. Saremo una cinquantina. Chissa’ se la mia voce tremera’. Chissa’ come salutero’ Prem. Tilla non oso nemmeno immaginarlo.
Poi dovro’ nuovamente montare sul van. Dovro’ ripartire. Fare le valigie. Chiudere la porta della casa rosa di Ampara, consegnare le chiavi per i prossimi della croce rossa che verranno ad abitare qui.
Lascero’ lo Sri Lanka alle spalle e chissa’ se saro’ pronta per tornare a casa.
Camilla