Io ascolto - Stef
C’e’ solo una regola. Non si puo parlare nella foresta. Si’ si’ bisbigliare si puo, e volendo si possono anche scambiare due chiacchiere. Rigorosamente con se stessi. Non e’ difficile vedrai. Questo mi dicono. Che avessi gia iniziato a parlare con me stesso per farmi coraggio!
Seguo i passi impercettibili eppure rapidi dei piedi scalzi del datu uno dei saggi della comunita, più anziano della tribu. Lui e’ nato tra gli alberi 87 anni fa non li ha mai lasciati. E’ il guardiano della foresta di Portulin! Il machete taglia rapido quello che incontra e per un gioco ottico di ombre e luci i miei occhi mettono insieme quello che potrebbe essere il cammino che stiamo seguendo. Seguo questi passi da sette ore. Lo faccio con avidita perche le due volte che mi sono scostato da loro, mi sono trovato ingrovigliato fino alla cinta in radici di alberi che poggiano su altre radici e fogliame e terriccio, per una montagna che ho il sospetto non sia altro che un cumulo di radici e fogliame e terriccio.
Ne hanno gia ammazzati due di noi! Da dietro, una donnina fragile. -E allora che facciamo, rimaniamo qui incarcerati nel recinto che ci hanno costruito? Io ascolto. Credo che dobbiamo tornare nel villaggio, sulla montagna. Rimetterci insieme tornare a essere uomini. Io ascolto. Tu sai che l’esercito ci ha bruciato le case gia due volte perche ci ha accusato di essere parte del movimento rivoluzionario! Esile una voce da un chiede il permesso di intervenire. Voglio condividere con voi questo: qui stiamo in un recinto di mezzo ettaro e non sappiamo di che vivere. Io so intrecciare I materiali e produrre borse, stuolini, ma il materiale e’ nella foresta. Io conosco le erbe che curano, quelle che possiamo mangiare, quelle per gli animali. Qui non posso fare niente.
Noi possiamo ancora scegliere.Io ascolto. Noi possiamo ancora scegliere come morire!
Finalmente di tanto camminare, tronchi da scavalcare e fiumi da passare, arriva il momento della pausa pranzo-cesso-relax. In relta ho un sospetto. Siamo partiti in venti, tre stanno avanti e controllano che il cammino sia ben messo. Joel porta la mia acqua. Da quando gli ho fatto accollare 3 taniche da 5 litri di acqua potabile sul groppone,ogni volta che ci incrociamo ride e sorride. Certo avra pensato con tutti i fiumi che ci abbiamo nella foresta, perche cazzo ti devi portare l’acqua! Ci penso, poi glielo spieghero..Djani mi guarda e proprio non capisce perche gli faccio portare una marea di scatolette di tonno, di pane in cassetta, di biscotti..Lui nemmeno ride. E piu interrogativo come carattere. Loro sono 17 e portanno 50 chili di riso, due pentole, una incerata per metter per terra la notte e un sacco che non so che contiene. Tutto qua? Tutto qua! Poi mentre faccio riposare le ginocchia e mi metto vicino al fuoco che accendiamo, tutti posano le loro cose, spiciacchiano qua e la,quindi.. no non ci posso credere!
Tutti tirano fouri la fionda! Due hanno i fucili, forse per quando la fionda fa cilecca& cosi vola via il primo pasto ..cacciagione e riso!
Si inizia a salire verso la vetta sacra. Non ho mai capito perche I posti sacri stanno sempre alla fine di una salita internabile, pero la regola del silenzio mi lascia dentro questa esternazione..
La discussione verte intorno alla decisione o meno di uscire dal recinto,
che e’ un recinto vero col filo spinato dove la impresa australiana che estrae zinco ha confinato questa tribu. Prima l’esercito ha iniziato ad ammazzarne qualcuno, in maniera puramente causale, che non si dica che hanno pregiudizi, quindi come si sono sposatti a valle, la terra e stat dichiarata inabitata e data in concessione& gli stanno tagliando la montagna dove hanno sempre vissuto a fettine, come una torta. Hanno sperato di convertirli in abitanti della periferia della citta più vicina e ci sono riusciti per la meta.. ma la testa calda si sa la trovi sempre, e quindi alcuni di loro sono rimasti, anche nel recinto, cosi come bestie, e si sono organizzati. Hanno fatto causa alla impresa e per questo devono rimanere la, per dimostrare che la terra era loro e non disabitata. Io ascolto. C’e’ una tenerezza infinita nel grido silenzioso di queste persone che sono state ridotte a degli squatters, proprio come la comunita di don carlos, dove non e’ lo zinco, ma il locale magnate della canna da zucchero ad aver costruito un recinto, dove reclutare lavoratori giornalieri, per quindi richiuderceli dentro quando viene la sera e i polli vanno a dormire.
Molti se ne sono andati via. Io ascolto in Don Carlos. Nessuno li critica.
Finalmente il picco. Sono troppe ore che camminiamo e che converso con me stesso. Mi sono quasi convinto che sono pronto per l’ascensione per la troppa fatica. Un Santo! Si’ sono sulla via della santita’! Mi tolgo I vestiti per rivestirmi velocissimo, visto che ci stanno le sanguisughe che gia mi hanno pizzicato, oltre a altri duecento miliardi di insetti che vorrei proprio essere un piero angela della situazione per sapere se corro rischi effettivi, o sono solo innocenti creaturine che non nuocciono a nessuno. Bene fuoco accesso. Rituale! Corri veloce, non si puo iniziare senza te. Sono la prima persona non della comunita che entra così addentro alla foresta, quindi il rituale prevede una doppio sacrifcio.
Mi aprono davanti agli occhi, tra mille parole che bofonchiano due galline native e col sangue mi passano I polsi e poi la macchina fotografica. Pago pegno allo spirito della foresta, che deve proteggermi per questi tre giorni in cui poi scopriro cammineremo 40 km& soprattutto e importante come si coagula il sangue, perche stiamo per andare in un posto sacro dove non posso fare foto, che e’ una foresta naturale di bonsai, giusto nel mezzo della foresta primaria di alberi da 40 metri e piu.. sono i saggi che quando mouiono vanno li e si trasformano in bonsai, piccoli esseri rispettosi al cospetto della foresta. La loro vita. Che continua. Alberi tra gli alberi.
Se almeno avessimo la scuola per I nostri figli! La scuola e’ importante sai, ti da molte opportunita. Poi la gente ti rispetta - cosi mario, il leader di Taganito. Chiedetelo alle 35.000 filippine che stanno a fare le domestiche da noi e sono quasi tutte laureate, in fila per il permesso di soggiorno, pero prima pulisci il soggiorno poi il permesso. Me lo tengo dentro. E’ vero la scuola e’ importante. Aiuta a difendere meglio I propri diritti, questo gli dico a Mario. Bene visto che arriva la sera riunione con I capi della comunita vicino allora? E arriva l’incubo da me paventato fin dall’ inizio: il KARAOKE!
Si , tutta la comunita la,si beve e si mangia, -io sempre con le mie scatolette, mentre cerco di trovare una soluzione creativa per spiegare il protocollo di igiene HCCP che mi impone alcune restrizioni su cibi e bevande a questa gente- e si canta! Nella migliore tradizione partenopea! Negli squatters delle Filippine! Coi leader indigeni! Mi tocca un pezzo interessante, che canto con il mio collega.
Quindi altra tegola, questa proprio inaspettata: la votazione! Mi danno 96/100 che e’ altissimo. So che ho imbrogliato, so che c’e tutto il rispetto di queste persone che vedono gente come me - bianca intendo - col contagocce e poche volte per buone ragioni, so che 96 e il massimo a cui posso apirare, ma mi lancio e ne canto un altra alla ricerca del 97! Si ammazzano di risate, perche stecco clamorosamente e mi danno 100!
Mentre preparo il sacco apelo noto che sono l’unico che non si fa il suo bravo letto di foglie di felce, come gli altri. Vabbe domani. Muoio nel caldo del sacco a pelo, con me le mie stanchezze mentre vanno le storie degli spiriti, e il popolo della foresta si perde tra il buoi della notte intorno al fuoco. Il giorno seguente ci sono le cascate, altra mazzata allucinante sulle mie gambe, mentre quello che mi porta l’acqua ride sempre di piu perche e’ quasi finita la mia scorta, non ci sarebbe proprio un cazzo da ridere, ma non glielo posso dire fino a pranzo. Finalmente il pranzo a cui non posso non partecipare come invitato che mangia del loro piatto! Quel famoso sacco oscuro contiene il pesce, che sono tre giorni che ci portiamo a spasso. Come aprono il sacco, mi ricordo di quando ero bambino e andavo a mazara del vallo, col porto e tutto. Vado a vomitare. Logicamente dietro a un albero. Qui stiamo a 2800 metri in mezzo alla foresta e il mare piu vicino sta a 400 km. Quel pesce che si
sono lasciati per l’ ultimo pranzo, prima della discesa di 4 ore a valle verso
il villaggio e la cosa piu nauseante che abbia mai mangiato. Ne metto in
bocca un pezzetto minuscolo, mentre dico tra il consenso di tutti che
non percepiscono fino in fondo il mio umorismo -non c’e’ niente di meglio
di un po di pesce fresco! Arrivo la sera nella comunita e facciamo la
nostra riunione. La parte piu importante: ho fatto il tester per un
progetto di ecoturismo che loro vogliono farsi finanziare per
proteggere la foresta 6674 ettari di foresta che loro conoscono palmo
per palmo- e vogliono scambiare con me le mie impressioni. Mi sembra
una grande idea. Discutiamo per ore. Vorrei consigliare una variazione
di menu sul pesce, ma va bene cosi. Quanti turisti avete avuto
finora. TE mi rispondono!
Karaoke?-la butto la. Va bene, grandi
applausi. Mario ha trenta anni come me e lavora da 15. Peccato che
non andra in pensione prima perche non gli hanno versato I contributi.
E quasi ora di andare via. Sono gia le otto e dobbiamo raggiungere l’
albergo stanotte. Il karaoke e stato perfetto. Mario Mi stringe la mano
forte e mi passa l’altra dietro la schiena, come fanno i Mamanua, le
tribu di qua quando parlano per farti sentire a tuo agio. -Perche non
vogliono riconoscerci come esseri umani? Perche hanno paura di noi? Lo
ascolto. Il mio sguardo si perde tra queste baracche, questa periferia
dell’ umanita dove diversamente dalla foresta di Portulin non riposano
ma si agitano inquiete le anime di questi uomini, di queste donne, di
questi bambini che non trovano le risposte alle loro pur semplici domande. Perche tanta crudelta? Perche hanno paura di noi?
perche non siamo esseri umani per gli altri esseri umani?
Io ascolto. Non posso fare altro.
stef