Desirè - Camilla

Avevo parcheggiato la macchina ed aperto la portiera.
Non lo avevo sentito arrivare.
Mi era saltato in collo e senza dire niente mi aveva abbracciata forte.
Ci eravamo conosciuti la sera prima ed avevamo spento le candele del mio dolce di compleanno insieme.

Gli avevo chiesto di allacciarsi la cintura di sicurezza,
Lui mi aveva guardato con quel suo sorriso furbetto
e poi i suoi occhi si erano persi fuori dal finestrino.

A piedi scalzi.

Si era scordato le scarpe nuove a casa di Edoardo.

Arrivati alla piscina del club sportivo di Bujumbura
si era fermato sul bordo della vasca
guardando esterefatto i bambini
che giocavano nell’acqua.
Si era tolto velocemente i vestiti
ed era corso dietro a Edoardo
fino a quando l’aveva visto tuffarsi nell’ acqua
e si fermato trovandosi in bilico,
affacciato su un mondo mai visto ne immaginato.
Scivolato nell’acqua, una gioia elettrizzante lo aveva invaso.
Scaraventato di qua e di la da Edoardo
Lanciato in aria
Beveva
Si soffiava il naso
Sputava
Rideva
Gridava

Tutti i bambini lo guardavano
E sapevano che lui era diverso da loro
Sapevano che lui non era capace di nuotare

Dopo molta acqua bevuta e dopo tanta fatica nel cercare di trovare un modo per restare a galla, aveva deciso di prendersi una ciambella verde di un bambino che non aveva posto resistenza nel concedergliela e con quella, sentendosi al sicuro, se ne era partito verso le acque alte.
Ogni tanto urlava Camilla ! e scuotendo i piedi nell’acqua rideva ricordandomi che c’era e che ce l’aveva fatta.

Era quasi arrivato il momento di tornare a casa. Labbra viola ma nessuna voglia di uscire dall’acqua. Improvvisamente il suo sguardo era stato catturato da un bambino che si era arrampicato sul trampolino olimpionico e si era lasciato cadere nell’aria fino a scomparire nell’acqua.

Pochi secondi dopo aveva deciso di seguirlo. Lo guardavo impaurita arrrampicarsi su, sempre piu’ in alto verso il cielo e rimanevo allibita dalla follia di pensare di potersi tuffare senza sapere nuotare. Arrivato su in alto si era messo a guardarci. Vedeva Edoardo in acqua pronto a prenderlo, osservava eccitato tutte le persone che lo stavano guardando ma li’ in alto, a due passi dal cielo, sapeva di essere da solo con le sue emozioni. A voce alta, enumerava le poche parole francesi che conosceva : Un, deux&.. ed il trois non arrivava mai. Secondi di eternita’ nei quali la sua follia aveva contagiato tutti lasciandoci sospesi ad aspettare. I suoi occhi fissavano l’acqua interrogandola e poi si spostavano incontrando i miei. Poi il gioco riprendeva con forza Un, deux&. e la lotta tra la ragione, la follia, la gioia e la paura riniziava.

Dopo molteplici tentativi il suo istinto di sopravvivenza, alla fine, lo aveva bloccato. Quello stesso istinto che lo aveva portato a sopravvivere nell’orfanotrofio statale quando la sua giovane mamma morente lo porto’ al centro. Aveva poche possibilita’ di farcela ed era gravemente malnutrito quando Edoardo, dieci anni fa’, lo lascio’ li’al riparo dalla guerra che stava lacerando il paese.

Camilla

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